Ponte Vecchio: il Ponte che segna la storia di Firenze, da quasi 700 anni.

15 Feb 19

Solido, innovativo, caratteristico. Un’opera architettonica che stoicamente
collega le due sezioni del centro storico di Firenze, separate dall’Arno e che,
dal 1345, tramanda la cultura del Rinascimento ai posteri, in un simbolico
punto di passaggio dai tempi dei Medici ai giorni nostri.

Innegabilmente uno dei ponti più famosi al mondo, il Ponte Vecchio è uno dei monumenti che
mnemonicamente subito colleghiamo a Firenze.
Esso rappresenta un esempio della lotta dell’uomo contro gli eventi naturali, del genio che gli
permette di superare le difficoltà e di riuscire addirittura a trarne vantaggio.
Il Ponte Vecchio attraversa il fiume Arno circa 150 metri a valle dell’area in cui lo stesso offre una
delle zone di origine naturale in cui risulta più stretto, nel suo passaggio a monte delle Cascine,
attraverso il centro storico di Firenze.
Non è stato, però, il primo tentativo dei fiorentini di vincere l’Arno e di unire le due zone vitali della
città.
Già nel primo secolo a.C., infatti, un primordiale attraversamento sul fiume venne posizionato
leggermente più a monte del sito attuale e presentava un andamento obliquo rispetto alla corrente, in
modo da reagire meglio alle piene che già allora ciclicamente caratterizzavano il corso del fiume
toscano.
Sotto Adriano, nel 123, questa passerella venne consolidata in modo da coadiuvare la costruzione
della via Cassia Nuova.
Anche allora era contraddistinto da piloni in muratura con travi in legno, come da canone
architettonico romano.
Alluvioni, incuria e le guerre che imperversavano costantemente nel periodo post-imperiale furono
cause e concause del crollo del ponte primogenito che, orientativamente, avvenne verso il VI-VII
secolo d.C., e molti altri furono i tentativi di costruire nuovi passaggi in seguito, tutti destinati al
fallimento per via delle intemperie.
Fu sotto Carlo Magno che l’attraversamento venne situato nella posizione attuale e ivi fu più volte
ricostruito, come dimostrano più studi recenti. L’ultima volta che fu spazzato via fu nel 1333, nel
corso di una delle più violente alluvioni di cui abbiamo testimonianza.
Solo dopo la costruzione dei “lungarni” il ponte attuale venne costruito.
L’opera, secondo il Vasari affidata a Taddeo Gaddi e secondo altri storici invece a Neri di
Fioravante, venne inaugurata nel 1345.
Da subito presentava i tre valichi che tuttora lo contraddistinguono, ampi e ad arco ribassato e che
costituivano una grande novità nel mondo occidentale: per la prima volta, infatti, veniva superato il
modello tipico dell’era romana che prevedeva l’utilizzo dei valichi a tutto sesto (le tipiche arcate
semicircolari).
Ciò venne pensato perché si sarebbe dovuto aumentare il numero di arcate e di piloni e nei casi di
piena avrebbero rappresentato un pericolo per la facile ostruzione, data la strettezza degli stessi.
Nel 1455 venne imposto ai beccai, i macellai dell’epoca, di trasferire le loro botteghe ai lati della
passeggiata del ponte, in modo che fossero isolati, per questioni igieniche, dai palazzi del centro.
Con la costruzione dell “corridoio vasariano”, avente funzione di collegamento del Palazzo
Vecchio, allora come adesso centro politico e amministrativo di Firenze, con la dimora privata dei
Medici, ovvero Palazzo Pitti, il ponte assunse nuova dignità tanto che nel 1593 venne deciso di far
occupare le botteghe dei beccai dagli orafi e i gioiellieri cittadini, in modo che sotto il corridoio
vasariano, che altro non era che un passaggio sopraelevato sopra le botteghe, ci fosse un commercio
più nobile e prestigioso, degno dei nobili dell’epoca.
E così che il ponte Vecchio arrivò fino a oggi, divenendo nel tempo simbolo di Firenze, e la sua
edificazione e progressione rappresenta un caso di studio per chiunque esplori l’architettura e la sua storia.

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